"Marea nera: si apre una nuova falla , mentre la Bp cambia il tappo" - Corriere della Sera


Corriere della Sera - 12/07/10

WASHINGTON (USA) — Nella battaglia senza fine nel Golfo del Messico, la Bp ha lanciato una nuova operazione di controllo. Ma non è detto che funzioni: «Lo sapremo tra 4 o 7 giorni», è la previsione incerta dei tecnici, che tuttavia si sono detti «ottimisti». Un tentativo che ha comunque un prezzo: dal pozzo danneggiato uscirà l'equivalente di 60 mila barili al giorno. Con l'aiuto dei robot sottomarini, le squadre della compagnia inglese hanno rimosso il vecchio tappo ed hanno iniziato l'applicazione di un secondo apparato. Una manovra che dovrebbe permettere l'aspirazione di 80 mila barili quotidiani (13 milioni di litri) contro i 25 mila del dispositivo fin qui usato.

Calcoli fatti sulla carta e al computer. Tutto è in discussione. Infatti, l'ultimo «assalto» avviene sempre a profondità proibitive — circa 1.500 metri — e gli imprevisti sono in agguato. Tanto è vero che la società ha fatto sapere di avere un terzo «tappo» pronto. Quelli della Bp pregano e sperano, così come gli abitanti di Louisiana, Mississippi, Alabama, Texas e Florida, questi ultimi due Stati colpiti in modo devastante dagli effetti della marea nera. Su tutti c'è la disperazione dei pescatori, la cui attività è stata compromessa e temono di non avere più un futuro. Anche le compensazioni in denaro sono lunghe da ricevere. La nuova «cappa» — sempre che funzioni — resta una soluzione intermedia. I tecnici ritengono che la fuga di greggio sarà domata completamente solo in agosto, quando saranno pronti i due pozzi di emergenza. Intanto in superficie è cresciuto il numero delle navi «pulitrici», la difesa di prima linea in questa crisi. Nella zona dove sorgeva la piattaforma sono arrivate altre due unità che si sono schierate al fianco delle 46 già presenti. E potrebbe essere imminente l'impiego di una gigantesca petroliera modificata per «decontanimare» l'acqua. Prima di farla intervenire sono necessari alcuni test. L'armada è poi completata da decine di altre navi che operano vicino alla costa nella faticosa missione di contenere l'inquinamento. Solo nella giornata di sabato, le «pulitrici» hanno raccolto 25 mila barili di acqua e greggio. Un lavoro legato alle condizioni del mare e atmosferiche. Se il tempo regge — fanno sapere dalla Guardia costiera — è possibile limitare i danni. L'intervento della Bp è sorvegliato da vicino dall'ammiraglio Thad Wallen. Doveva andare in pensione e, invece, gli è toccata questa grana. È lui a coordinare l'intervento federale e a riferire alla Casa Bianca. Il consigliere del presidente Obama, David Axelrod, si è mostrato fiducioso: «Siamo di fronte a piccoli passi indietro per arrivare ad una soluzione molto più sicura e crediamo che funzionerà». Del resto non hanno molte alternative. E, comunque, il governo mantiene la pressione sulla compagnia britannica. Il segretario alla Giustizia, Eric Holder, ha precisato che l'inchiesta giudiziaria continua. Sotto l'occhio delle autorità e chiamata a fronteggiare le migliaia richieste di danni, la Bp sta trattando la cessione delle sue attività negli Stati Uniti. Prezzo stimato: 9,5 miliardi di euro. Nel pacchetto — secondo il Sunday Times — rientrano anche i pozzi di Prudhoe Bay, in Alaska, in grado di produrre 390 mila barili al giorno.

Guido Olimpio